Partono i Corsi Arci Venezia: si comincia dall’INGLESE

Sono aperte le iscrizioni al nuovo corso base di Lingua Inglese livello A1-A2. Data di inizio 7 Ottobre presso il Circolo Arci Favaro in via Cima Rosetta 19, Favaro Veneto.

24 ore di lezione.

Le date: Ottobre – 7 14 21 28
Novembre – 4 11 18 25
Dicembre – 2 9 16 23

Per informazioni e iscrizioni: venezia@arci.it

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Convenzione con l’Università Telematica Pegaso

Nuova Convenzione con l’Università Telematica Pegaso

Aabbiamo stipulato una convenzione con l’Università Telematica Pegaso che prevede condizioni agevolate ai soci e alle socie Arci che intendano iscriversi a tutti i corsi di laurea sia con riconoscimento di crediti formativi (quota annuale 2.000 euro) sia senza riconoscimento (quota annuale 1.200 euro).

Si segnala con particolare attenzione la possibilità di iscriversi, a condizioni agevolate, al corso per acquisire la qualifica di Educatore al Corso intensivo di qualificazione per l’esercizio della professione di Educatore professionale socio-pedagogico (che didatticamente è denominato ALFO  267).

Come forse già sapete, in seguito alla cosiddetta Legge Iori e un lungo iter parlamentare, è stata definita l’obbligatorietà del titolo di laurea per l’esercizio della professione di educatore socio pedagogico.

In seguito a questo nuovo obbligo è stato definito un periodo transitorio (fino al 2020) per permettere a coloro che già esercitano la professione di educatore socio-sanitario  da almeno tre anni, conseguire i crediti formativi necessari e conseguentemente il titolo.

A tutti i soci e socie Arci, in virtù della convenzione stipulata, è riconosciuto uno sconto del 50% sul prezzo del corso il cui costo sarà di 650 euro (invece che di 1.300 euro) suddividibili in tre rate, di cui la prima di 250 euro al momento dell’iscrizione, la seconda di 200 euro dopo un mese e la terza, sempre di 200 euro, dopo due mesi dall’iscrizione.

PERCHÉ SIA DAVVERO UNA NUOVA STAGIONE

PERCHÉ SIA DAVVERO UNA NUOVA STAGIONE
L’apertura di una nuova fase politica per il nostro Paese è urgente e in questi mesi difficili abbiamo lavorato per fermare
denunciandola e opponendoci concretamente una pericolosa deriva populista, reazionaria e sovranista.
La nascita del Governo Conte 2 rappresenta un fatto importante che va nella direzione di questa apertura. Ad esso spetta il compito di non deludere le aspettative suscitate.
La gestione della crisi che ha tenuto al centro il Parlamento, l’ingresso nella maggioranza di due partiti di sinistra, il cambio al vertice del Viminale, il nuovo approccio europeista leale verso l’Unione Europea ma critico verso l’austerity sono segnali incoraggianti. Ma rischiano di restare insufficienti per considerare chiusa la stagione dell’odio, del nutrimento delle paure e del
conflitto tra ultimi e penultimi, del lessico discriminatorio, sessista e razzista di cui si è resa protagonista la maggioranza gialloverde.

26 luglio 2019 con il Comitato Rodotà per “Beni comuni firma day”

La nostra associazione ha aderito alla raccolta di firme per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare indetta dal Comitato Popolare di Difesa Beni Pubblici e Comuni “Stefano Rodotà”.

Il giorno 26 luglio 2019 il Comitato Rodotà ha indetto il  “Beni comuni firma day”, ovvero una giornata in cui tutte e tutti sono chiamati a focalizzare la propria attenzione e il proprio impegno per il raggiungimento dei primi obiettivi necessari affinché il testo di legge, erede diretto dei lavori della Commissione Rodotà, possa essere presentato in parlamento, e si metta in atto una raccolta straordinaria di firme.

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Nota Arci sul Regionalismo Differenziato

L’autonomia differenziata delle Regioni passa senza dubbio dalla riforma del Titolo V della Costituzione, attuata mediante la legge costituzionale n. 3/2001. L’attuazione della norma segna lo spartiacque tra un vecchio assetto costituzionale, in base al quale le Regioni si potevano considerare enti amministrativi, più che di governo, perché comunque soggetti al “controllo” centrale operato dallo Stato, ed un assetto nuovo in cui alle Regioni, insieme a Comuni, Province e Città Metropolitane, è riconosciuta potestà legislativa in alcune materie di grande rilevanza, acquisendo dunque una effettiva autonomia.
Prima della riforma del Titolo V della Costituzione il regionalismo si è caratterizzato quale sistema di governo territoriale sostanzialmente ancorato al potere “centrale” dello Stato. Tutto ciò fino agli anni ’90 quando, anche in ragione di un mutato contesto nazionale – soprattutto in relazione alle inchieste di Tangentopoli – ed internazionale – con la globalizzazione economica ed il consolidamento dell’Unione Europea – si fece strada un’idea di regionalismo differente, con sempre maggiori funzioni e maggiore autonomia. Sono gli anni delle Leggi Bassanini che in sostanza hanno delegato il Governo ad adottare le disposizioni necessarie a trasferire alle Regioni ed agli enti locali funzioni e compiti amministrativi, rafforzando il ruolo delle autonomie.
La riforma del Titolo V della Costituzione ha sancito un effettivo cambio di prospettiva nel rapporto tra Stato e Regioni, con l’intenzione di assegnare alle Regioni tutti gli strumenti necessari a garantire quel ruolo di governo politico che fino a quel momento non era stato esercitato. In questo senso diviene fondamentale la revisione dell’art. 117 della Costituzione che definisce le materie di potestà legislativa esclusiva dello Stato, le materie di potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni ed assegna tutto quanto non specificato, le materie residuali, alla potestà legislativa delle Regioni.

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