PERCHÉ SIA DAVVERO UNA NUOVA STAGIONE

PERCHÉ SIA DAVVERO UNA NUOVA STAGIONE
L’apertura di una nuova fase politica per il nostro Paese è urgente e in questi mesi difficili abbiamo lavorato per fermare
denunciandola e opponendoci concretamente una pericolosa deriva populista, reazionaria e sovranista.
La nascita del Governo Conte 2 rappresenta un fatto importante che va nella direzione di questa apertura. Ad esso spetta il compito di non deludere le aspettative suscitate.
La gestione della crisi che ha tenuto al centro il Parlamento, l’ingresso nella maggioranza di due partiti di sinistra, il cambio al vertice del Viminale, il nuovo approccio europeista leale verso l’Unione Europea ma critico verso l’austerity sono segnali incoraggianti. Ma rischiano di restare insufficienti per considerare chiusa la stagione dell’odio, del nutrimento delle paure e del
conflitto tra ultimi e penultimi, del lessico discriminatorio, sessista e razzista di cui si è resa protagonista la maggioranza gialloverde.

Continuare a usare la retorica dei porti chiusi, tenendo in ostaggio naufraghi e navi che salvano vite umane è un segno che conferma questa insufficienza. Lo stesso Presidente del Consiglio, che aveva guidato il precedente esecutivo, è chiamato a
mostrare con fatti e azioni di governo la volontà di un cambio di direzione. La discontinuità è necessaria. Ma non solo va evocata. Va praticata in modo sostanziale e radicale.
Agire sulla relazione tra cittadini e governo è il primo passo da compiere per avviare un mutamento reale del quadro politico e sociale. E’ necessario rinsaldare i fondamenti della nostra cultura costituzionale: centralità della democrazia rappresentativa, restituzione al concetto di “popolo” dell’autorevolezza e della complessità che gli attribuisce la nostra stessa Carta costituzionale, solidarietà e uguaglianza come pilastri su cui rifondare un patto democratico tra politica, istituzioni e cittadini.
Fondamentale sarà il contributo ad una diversa idea di Europa.
Sul fronte economico e sul piano dei diritti e della partecipazione. Dovrà essere protagonista nelle battaglie per la costruzione di una democrazia reale delle istituzioni europee: più poteri al Parlamento europeo, maggiore coinvolgimento dell’immensa ret
e associazionistica diffusa in tutta l’Unione, fine delle ambiguità su Orbán, una battaglia culturale per cancellare un’infelice definizione della delega della Commissione sull’immigrazione e reintrodurre quelle sulla ricerca e il sapere.
L’azione del Governo dovrà concentrarsi sull’attuazione del secondo comma dell’art. 3 della nostra Costituzione, che attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.
Occorre una svolta culturale e poli tica che abbia come obiettivo prioritario la riduzione delle diseguaglianze: sociali, generazionali, di genere e territoriali, tra nord e sud del Paese e tra aree interne e aree metropolitane.
Costruire cultura
La valorizzazione del patrimonio artistico italiano e lo sviluppo dell’imprenditorialità nel settore culturale sono prioritari. Ma l’ampliamento dell’accesso ai saperi e alla conoscenza è altrettanto prioritario per combattere le diseguaglianze del nostro
Paese. Per questo noi pensiamo siano necessari:
investimenti straordinari sulla scuola pubblica e sulla formazione, invertendo finalmente
la rotta tenuta negli ultimi 10 anni, che ha visto il crollo delle risorse destinate a settori

fondamentali per lo sviluppo del paese e la crescita dell’analfabetismo

politiche serie ed efficaci sul diritto allo studio e sul contrasto della dispersione scolastica, che rendano effettivamente gratuita la scuola dell’obbligo, in particolare per le fasce sociali più deboli;
politiche fiscali che, attraverso l’introduzione di detrazioni, promuovano la fruizione diffusa di arte e cultura;
politiche di riqualificazione delle periferie, a partire dal potenziamento di spazi pubblici che diffondono cultura e un nuovo decentramento dei servizi.
Lavoro e contrasto della povertà
A partire dal reddito di cittadinanza, è necessario sancire una distinzione netta tra politiche di lotta alla povertà e politiche attive per il lavoro, che segnino la fine delle misure una tantum e dell’assistenzialismo.
Governare l’immigrazione
Èurgente affermare una diversa visione del governo del fenomeno dell’immigrazione, con regole giuste ed efficaci, fondate sui valori di umanità, accoglienza ed emancipazione di tanti nuovi cittadini che chiedono di non essere più politicamente invisibili e
che sono decisivi per l’economia e la stabilità demografica del Paese.
Terzo Settore, una ricchezza da valorizzare
Il Terzo Settore, laico e partecipativo, l’Arci nella sua specificità, ha da sempre inteso
riconoscere la volontà dei cittadini e promuovere emancipazione dei singoli e della collettività. L’associazionismo civico con attitudine ricreativa garantisce il contrasto alle solitudini (oggi sempre più multiformi), definire una cultura, coltivare un pensiero critico. Anche per questo pensiamo che in sede di emanazione dei decreti attuativi della tanto attesa Riforma del Terzo Settore, sia opportuna una profonda ridiscussione capace di riprendere il filo dello spirito partecipativo che contraddistingue questa complessa realtà.
Chiediamo una discontinuità anche in questo campo, per abbandonare l’idea di sospetto che ha avvolto in questi anni il Terzo Settore, e orienti non solo verso la costruzione di impresa, ma valorizzi l’associazionismo quale spina dorsale organizzata della coesione sociale del nostro paese.
Pace e cooperazione internazionale
Occorre una maggiore attenzione e impegno dell’Italia sul piano internazionale e in particolare nell’area del Mediterraneo: possiamo essere promotori di dialogo pacificatore e contribuire alle politiche di disarmo per la risoluzione dei conflitti, possiamo dare forza alle istanze di emancipazione dei settori sociali più vulnerabili dei Paesi del Sud del mondo attraverso la cooperazione internazionale, dobbiamo considerare i diritti umani come imprescindibile clausola delle nostre relazioni diplomatiche.
Ambiente e giustizia climatica
Occorrono politiche ambientali che si collochino all’interno di una visione più generale per una vera giustizia climatica mondial
e, in un progetto di vero e proprio green new deal. L’esperimento politico che sottende al Governo Conte 2 e gli obiettivi da raggiungere per il “sistema paese” riguardano tutti.
Ai partiti di sinistra che hanno deciso di intraprendere questa esperienza di governo, spetta il compito imprescindibile di produrre atti e provvedimenti e presentare al Paese idee, valori, sentimenti di solidarietà e giustizia. In una complessità mutante che forse non abbiamo mai incontrato prima nella storia della Repubblica.
Siamo consapevoli della straordinarietà di questa fase che chiede anche a noi un cambiamento.
Per l’ARCI, la più grande associazione di promozione sociale laica presente nel paese, una nuova fase della vita del paese può trovare respiro con l’esecutivo entrato in carica da poche settimane. Ma siamo convinti che destre, sovranismi e populismi non sono stati ancora battuti. Certamente non nei valori culturali e nella visione che attraversano la società mondiale, europea e italiana. Di fronte a noi c’è un lavoro culturale, politico, sociale da fare nelle comunità territoriali, attraversate da conflitti e sfiducia. Per ristabilire un dialogo con i movimenti, la società civile organizzata, i cittadini. Per ricostruire civismo, senso di solidarietà, legami di comunità, relazioni sociali sane, attenzione verso i più deboli e i più fragili.
Ci auguriamo che si verifichi concretamente la possibilità di ricostruire uno spazio di confronto aperto e condiviso, anche tra partiti e associazionismo. L’Arci, nella propria autonomia, si impegnerà con spirito costruttivo per promuovere questo confronto, svolgendo la propria parte per contribuire all’affermazione di una nuova stagione.
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